TESTA:
YUZU, MANDARINO VERDE, BERGAMOTTO
CUORE:
AMYRIS DELLA REPUBBLICA DOMINICANA, LEGNO DI AKIGALA, ELIOTROPO
FONDO:
LABDANO, VANIGLIA NERA, MUSCHIO
Il tonfo del mio cuore che va in pezzi mi entra nelle orecchie ancora addormentate. Quel cuore di cristallo si
è rotto tra le mie mani e la paura di perderti non fa sentire il dolore dei tagli, il sangue che scorre. Mi
sveglio nel pieno della notte e rivedo i tavoli che ci hanno visto mangiare in silenzio. Bastava un niente a
togliermi il respiro: un tuo capello rimasto sulla parete della doccia, un calzino spaiato, le tue
sottolineature sui miei libri. Nessuno dorme più in quel letto. Il cielo sopra la città è gonfio di nuvole nere e
dolci, come lividi. Nel camino il fuoco divora le bucce delle arance, l’aria sa di fumo e braci. Ma c’è una
legge spietata e dolcissima: bisogna perdersi per ritrovarsi. Toccare il fondo per risalire. Lentamente il
sole sorge a scaldarmi la pelle. Nel vicolo, il profumo del pane caldo, la fragranza della vaniglia che sale
dal forno e gli ambulanti che strillano sui sanpietrini di Roma.
La schiena si raddrizza, vertebra dopo vertebra, come un animale che si toglie di dosso l’inverno.
Penso a questo mentre il palco mi attende. Sento il pavimento vibrare sotto le scarpe, la folla che grida il
mio nome. Tu? Tu sei ormai un rapido scrollare di spalle, una virgola in un testo che non ti racconta più,
una linea nella mia nuova canzone. Si accendono le luci. Entro. Ed è qui, nell’esatto istante in cui la prima
nota esplode nell’aria, che tu sparisci. Non c’è più spazio per il noi. Su questo palcoscenico tutte le luci ora
sono su di me.
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